Breaking the Gay

Come ormai avrete sicuramente ben compreso, io non amo scrivere articoli pacifici e banali. Tralasciando premesse paraculoidi, voglio innanzitutto ringraziare il collega Biffi per avermi ispirato a scrivere su quest’argomento piuttosto spinoso

Infatti parlare di omosessualità, in particolare in Italia, paese dominato dalla lunga mano della chiesa cattolica (che gioca in casa, si sa), è diventato come parlare di corda in casa dell’impiccato. Eh sì, perché le persone comuni si guardano bene dal dire realmente come la pensano guardando in faccia qualcuno. Sui social network è ben altra storia, lo schermo funge, secondo loro, da antismerd, e quindi vengono fuori di quelle perle di sterco non da poco.

Una su tutte è, appunto, la questione dell’omofobia.

Quando si parla di gente comune, si sa, si dà sfoggio dei peggiori luoghi comuni possibili (bruttissimi posti da frequentare a mio avviso) ma quando, invece, si prendono i causa i metallari, si va in tutt’altro pezzo di mondo. Già, perché gli amanti del metal credono, a buon rendere, di essere una categoria umana, oltre che musicale, a parte. Il metallaro è aperto mentalmente, non cede ai luoghi comuni, accetta tutte le diversità (AH AH AH AH AH, scusate ma non ho resistito) e, soprattutto, è sempre dalla parte delle minoranze. Aldilà delle fazioni politiche, delle quali, vi assicuro, non parlerò MAI, posso assicurarvi che, discorsoni etici strappalacrime a parte, tra gli individui borchiati ci sono chili e chili di omofobia da sfamarci un intero gaypride.

Avevo già accennato, nell’articolo dedicato alla procace Lee Aaron, del maschilismo imperante nel mondo del metal, un po’ meno evidente negli ultimi anni, ma sempre presente come la polvere sul televisore. L’omofobia invece è un tasto un po’ più delicato.

Come faccio ad esserne tanto sicuro? E’ semplice, basti pensare a quanti personaggi della scena metal si sono apertamente dichiarati omosessuali.

Attenzione, non sto parlando della scena rock. La scena rock non ha niente a che vedere con questo genere di atteggiamento, in particolare grazie a Freddie Mercury. E’ stato lui infatti a dare una svolta radicale al modo di pensare della gente in un momento cruciale della storia, quando i gay, che reclamavano ormai da anni e a gran voce i loro diritti, soffrivano di un’emarginazione sociale tale da portare quasi la totalità di loro alla droga e a contrarre l’aids. Sono argomenti spinosi, ma prima che il cantante dei Queen dichiarasse le sue condizioni sociali, sessuali e fisiche, la gente sapeva ma semplicemente, si voltava dall’altra parte ignorando, per pura ipocrisia, una realtà sociale e sessuale da sempre esistita che necessitava della giusta considerazione.

Per il metal la situazione, invece, è stata ed è ben diversa.

Il primo artista della storia del metal a far venire fuori la propria omosessualità è stato Roddy Bottum, tastierista dei Faith No More, nel 1993, con “Be Aggressive”. E’ un pezzo che parla, letteralmente, di sesso orale tra uomini. Il pezzo, nato soprattutto per fare un dispetto a Mike Patton, si è invece rivelato un grandissimo successo, arrivando addirittura ad essere il secondo pezzo più suonato ai loro concerti.

Dopo di lui Doug Pinnick, bassista della band filo-cristiana King’s X, si dichiarò omosessuale in un’intervista per la rivista cristiana “Regeneration Quarterly” nel 1998. La sua dichiarazione portò Pinnick a dover lasciare la band, chiaramente, molto lontano dai precetti cristiani, facendo di lui un agnostico (come dargli torto?).

Nello stesso anno, fu uno dei più grandi frontman della storia del metal a fare “coming out”, ovvero Rob Halford dei Judas Priest (che ai tempi aveva lasciato la band per darsi alla carriera solista), in un’intervista nientemeno che per MTV. Certo, la band era da sempre a conoscenza della cosa e a quanto pare, nemmeno per i fans ci fu grande sorpresa. Di certo nessuno si aspettava che Halford lasciasse la carriera per questo o che qualcuno lo costringesse a farlo. Questo perché, fondamentalmente, la fama ti permette di essere ciò che vuoi aldilà dei pregiudizi. Se sei un signor semi-nessuno come Pinnick…è un altro paio di maniche.

Otep Shamaya, cantante dell’omonima band Otep, si è dichiarata apertamente lesbica nel 2005 in un’intervista concessa a Scott Marti. La cosa tuttavia trapelava notevolmente da alcuni scandali avvenuti in patria a causa dei testi delle sue canzoni inneggianti, con molta rabbia, all’assassinio brutale di uomini (uomini veri, gente col pisello insomma).

Infine ritengo che il primato in coraggio è da attribuire, senza dubbio, a Gaahl dei Gorgoroth. Uscito allo scoperto nel 2008 in un’intervista di Tages Anzeige su blabbermouth.net, è stato a lungo fidanzato con il designer Dan DeVero, il quale ha subito ripetute minacce di morte da parte di alcuni musicisti omofobi della scena Black Metal (carramba che sorpresa eh). Gaahl nel 2010 è stato addirittura nominato “gay dell’anno” a Bergen. La sua storia musicale diverrà comunque estremamente travagliata dopo il suo “coming out”, portandolo addirittura a smettere per alcuni anni.

Questi sono i pochi documentati casi di omosessualità dichiarata in tutta la storia del metal. La domanda che ci si pone spontaneamente è se effettivamente, in un mondo vasto e ricco di personaggi di ogni genere come il metal, siano davvero così pochi gli artisti omosessuali o se, molto più realisticamente, ci sia grande paura nel fare coming out. Probabilmente si ha paura di perdere credito agli occhi dei fans o, addirittura, di venire accusati dai musicisti stessi di gettare ombre su un mondo in cui bisognare essere tutti “duri e puri”, ma solo per figa.

Qualunque sia il motivo, di sicuro è la paura che spinge questi personaggi a rimanere nell’ombra, ad atteggiarsi da sex symbol spaccapapere andando contro la propria natura, per mantenere intatta la propria “dignità”. Pensate che sia stupido? E’ la realtà. Purtroppo, per quando se ne dica e se ne discuta, il mondo del metal nasconde in se più pregiudizi e luoghi comuni di quanti non voglia far credere agli occhi del mondo. La discriminazione sessuale è un’altra piaga dalla quale non si vuole guarire. Forse si dovrebbe un po’ ridimensionare il proprio concetto di dignità.

E magari fregarsene di chi si portano a letto i musicisti e concentrarsi sulla grinta che ci regalano sul palco.

Direi!